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Le informazioni fornite in queste pagine hanno esclusivamente finalità divulgative e non vanno in alcun modo intese allo scopo di indirizzare i pazienti verso un trattamento o un centro medico specifico.Non si tratta inoltre di informazioni esaustive. Queste, infatti, possono essere fornite solo dopo un'accurata visita medica perché è solo in questo modo che si può stabilire se una tecnica è indicata per risolvere uno specifico problema.
Le informazioni fornite rispecchiano generalmente l'opinione corrente del mondo scientifico. Eventuali opinioni personali sono scritte in corsivo grassetto.

  • Perchè farla
  • Perchè non farla
  • Come farla
  • Post intervento
  • Rischi
  • Costi

Ha lo scopo di correggere i principali difetti estetici delle palpebre che contribuiscono a conferire un aspetto stanco allo sguardo e sono uno dei segni più precoci di invecchiamento del volto:

Blefarocalasi (eccesso di cute): è solitamente molto più evidente nella palpebra superiore. Può essere presente, tuttavia, anche nella palpebra inferiore. Quando si verifica a carico della palpebra superiore può formarsi una sottile plica che può raggiungere il margine delle ciglia ed addirittura superarlo, limitando in tal modo il campo visivo. In questo caso il difetto non è solamente estetico, ma anche funzionale.

Borse adipose: sono molto evidenti a carico della palpebra inferiore, ma spesso sono presenti anche in quella superiore. Si tratta di una vera e propria erniazione del grasso che circonda normalmente il bulbo oculare attraverso il diaframma costituito dalla muscolarura delle palpebre e dai loro setti fibrosi.

Ipertrofia muscolare: è tipico dei soggetti giovani. Consiste in un ispessimento del muscolo della palpebra inferiore. Può essere corretto nel corso di una blefaroplastica, anche se generealmente, quando è presente isolatamente (ossia senza eccesso di cute o borse palpebrali) non è conveniente il suo trattamento isolato.

Desiderio di cambiamento della forma dell'occhio o del suo angolo: ritengo che la forma e l'angolo dell'occhio debbano essere sempre conservati e mai modificati, a meno che non sia un desiderio specifico della paziente. Generalmente sono contrario a questo tipo di variazioni perchè l'aspetto è solitamente non naturale ed in qualche caso addirittura caricaturale. Diverso è il caso della correzione di alterazioni di forma indotte da precedenti interventi ("occhio tondo") o da difetti congeniti o acquisiti.

Quando: una blefaroplastica può essere eseguita a qualunque età, nel momento in cui si verifica uno dei problemi che ne indicano l'esecuzione. Generalmente, comunque, non si esegue prima dei 30-35 anni.

Occhiaie: sono avvallamenti dei tessuti intorno alle palpebre inferiori, spesso con cute più scura o bluastra. Non rappresentano una controindicazione alla blefaroplastica (ovvero, una blefaroplastica può essere fatta tranquillamente in chi ha le cosiddette occhiaie), ma queste non miglioreranno se non in maniera modesta. Non sono, cioè, una specifica indicazione. Alcune tecniche di riposizionamento del grasso sottorbitario possono essere utili per correggere hgli avvallamenti, così come il lipofilling, anche se, personalmente sarei piuttosto prudente.

Rughe sull'esterno dell'occhio (zampe di gallina): anche queste non costituiscono una controindicazione alla blefaroplastica, ma non si deve sottoporsi a blefaroplastica con la sola motivazione di correggere le zampe di gallina. Potranno migliorare un po' a seguito della messa in tensione della cute, ma non scompariranno completamente.

Borse adipose dovute a malattie sistemiche: alelrgie croniche, malattie renali, cardiache o endocrinologiche (ad es. tiroidee) possono causare la formazione di borse sotto gli occhi che, però, non si giovano del trattamento chirurgico. occorre sempre escludere queste patologie prima di intraprendere una blefaroplastica.

Sindromi da secchezza oculare: non sono una controindicazione, ma vanno tenute in debita considerazione perchè possono peggiorare, soprattuto nei primi tempi dopo una blefaroplastica.

Grave lassità della palpebra inferiore: si verifica soprattutto nei pazienti più anziani. In questi casi occorre associare alla semplice blefaroplastica alcune tecniche specifiche per ritensionare la palpebra ed evitare il rischio di mancata copertura della palpebra sul bulbo oculare.

Un solo occhio vedente: attenzione: il rischio di perdita della vista a seguito di una blefaroplastica è assolutamente irrilevante. Ma non nullo. In caso di un solo occhio vedente, un danno alla funzione di questo comporta la cecità totale!

Fumo, diabete, obesità: non sono controindicazioni assolute, ma possono comportare un lieve aumento del rischio di scadente qualità delle cicatrici.

Ansia o gratificazione?: la controindicazione assoluta alla blefaroplastica quando non imposta da significativi problemi fisici, e più in generale alla chirurgia estetica è la mancanza di convinzione da parte della paziente. La chirurgia estetica agisce sempre indirettamente sulla sfera psicologica del paziente. In altri termini, funziona quando porta gratificazione. La paziente assume un nuovo aspetto e questo consente di raggiungere obiettivi di maggiore autostima. La paziente sta meglio con se stessa. Ma se le ansie ed i timori per l'intervento sono eccessivi e superano la gratificazione che il risultato conseguito può portare, allora qualsiasi effetto sarà vanificato. L'intervento estetico meglio riuscito è nullo o addirittura negativo se vissuto con ansia o turbamento. Se non si accetta di cambiare il proprio aspetto fisico, se si nutrono eccessivi ed immotivati timori per le conseguenze dell'intervento non se ne potrà mai trarre pieno giovamento. È fondamentale parlarne col chirurgo, esponendogli tutti i dubbi e le incertezze prima dell'intervento. In alcuni casi è consigliabile rinviare l'intervento o addirittura rinunciarvi.

Io e gli altri: un aspetto migliore può aiutare nei rapporti con gli altri, ma non è la soluzione a tutte le difficoltà. Non è sufficiente a risolvere le tensioni o ad ottenere successo. Può essere d'aiuto, certo, ma non si deve guardare all'intervento estetico come esclusivo strumento di miglioramento sociale. Ecco perché è importante porsi degli obiettivi precisi e realistici, da discutere con franchezza col chirurgo che potrà così valutare con voi con altrettanta franchezza le metodiche ed i risultati conseguibili nel vostro caso. E ricordate che l'intervento lo si fa prima di tutto per se stessi e non esclusivamente per fare piacere ad un altro!

Viene generalmente eseguita in anestesia locale eventualmente associata ad una leggera sedazione ed ha una durata media di meno di un'ora per le palpebre superiori e di meno di un'ora e mezza per le inferiori (circa due ore per tutte e quattro le palpebre).

Blefaroplastica superiore: si esegue un'incisione ad andamento grossolanamente a semiluna o a falce all'incirca in corrispondenza del solco palpebro-orbitario (il punto in cui la palpebra scivola sotto l'arcata sopracciliare, circa a metà altezza della palpebra considerata ad occhio chiuso). L'incisione viene poi prolungata di qualche millimetro lateralmente seguendo il decorso di una ruga, per prevenire la permanenza di piccoli rilievi cutanei in questa sede. In questo modo la cicatrice risultante sarà estremamente poco visibile. Si asporta quindi la quantità di cute in eccesso (pianificata accuratamente rpima dell'intervento) e, se presenti, si asportano le borse di grasso in eccesso all'angolo interno dell'occhio e nella porzione intermedia della palpebra. Si completa poi l'intervento mediante una sutura.
Generalmente posiziono due o tre piccoli punti staccati per distribuire la tensione ed una sutura continua intradermica (invisibile). Medico la palpebra superiore utilizzando esclusivamente dei sottili cerotti di carta (Steri-strip).

Blefaroplastica inferiore: esistono fondamentalmente due tecniche differenti che prevedono accessi differenti:

Blefaroplastica subciliare: si esegue un'incisione subito al di sotto delle ciglia, che nasconderanno la sottile cicatrice. da questo accesso si rimuovono o si riposizionano le borse adipose.
Solitamente preferisco richiudere e rinforzare mediante suture le aree di indebolimento del muscolo e dei setti fibrosi che hanno la funzione di contenere il tessuto adiposo. Nella mia esperienza, eseguendo suture accurate, non si verificano problemi di accorciamento della palpebra inferiore; tuttavia, temendo questa possibilità, altri chirurghi saltano questo passaggio. Terminato il trattamento delle borse si asporta la cute in eccesso, regolando con molta precisione la quantità. Infine si sutura l'incisione.
Generalmente utilizzo una sutura continua, molto meno visibile, rinforzata con un piccolo punto staccato.

Blefaroplastica transcongiuntivale: si esegue passando dalla faccia interna della palpebra, quella a contatto col bulbo oculare, anestetizzando quest'ultimo mediante un collirio anestetico. Attraverso l'incisione si rimuovono le borse in eccesso. Successivamente si sutura l'accesso. Le cicatrici sono pertanto nascoste all'interno della palpebra e non sono visibili. Non è possibile, con questa tecnica, eliminare la cute in eccesso e pertanto è indicata solo nei casi in cui vi siano borse evidenti senza significativo eccesso di cute. Questo si verifica generalmente nei pazienti più giovani. Quando è invece necessario asportare cute in eccesso non è possibile utilizzare questa tecnica.

Per limitare il gonfiore e la comparsa di ecchimosi solitamente applico delle piccole spugne adesive che ricoprono le palpebre inferiori e l'area immediatamente circostante. Sono piuttosto visibili, ma, nella mia esperienza, sono molto efficaci nel proteggere dalle ecchimosi.

Il dolore postoperatorio è generalmente minimo e non necessita di analgesici. In caso di necessità è comunque possibile assumere un analgesico comune, evitando tuttavia assolutamente l'Aspirina. Quasi sempre è presente un certo grado di gonfiore subito dopo l'intervento che si riduce rapidamente fino a scomparire completamente in meno di una settimana. Possono presentarsi modeste ecchimosi che si risolvono generalmente in una settimana.

Dopo l'intervento si può andare direttamente a casa (è necessario farsi accompagnare: non è possibile guidare l'auto) e non è necessaria una degenza. E' consigliabile osservare il riposo durante il resto della giornata evitando soprattutto le attività che affaticano l'occhio (lettura, guradare la TV) e l'esposizione a fonti luminose intense. Le attività sportive intense e gli sforzi fisici importanti (sollevamento di grossi pesi) vanno evitati per 2-3 settimane.
Generalmente applico delle spugne adesive sulle palpebre inferiori per ridurre gonfiore ed ecchimosi. Le spugne vengono rimosse dopo 3-4 giorni. Sono piuttosto visibili, per cui è consigliabile munirsi di ampi occhiali scuri che le potranno coprire.
A causa del gonfiore e delle spugne si potrà avere una visione un po' distorta o sdoppiata. Questo è normale e si risolve completamente in 24 ore o al massimo alla rimozione delle spugne. Alcuni Colleghi consigliano di applicare ghiaccio sulle palpebre.
Generalmente sconsiglio vivamente questa pratica poichè, nella mia esperienza, oltre a non avere una reale utilità, si rivela a volte controproducente.

E' importante dormire per qualche giorno in posizione supina e con la testa sollevata mediante il cuscino per evitare di trazionare inavvertitamente le ferite e far saltare i punti. Non sarà possibile posizionare lenti a contatto per 7-10 giorni. E' consigliabile utilizzare colliri umettanti (lacrime artificiali) poichè nei primi momenti si può avvertire secchezza congiuntivale. In caso di blefaroplastica inferiore con tecnica transcongiuntivale è consigliabile un collirio antibiotico.

Le suture vanno rimosse dopo 3-4 giorni (non oltre!), dopo di che posiziono dei sottili cerotti di carta (Steri-strip).

L'uso del mascara, dell'eyeliner e dei cosmetici in generale può essere generalmente ripreso all'inizio della terza settimana dopo l'intervento, ma dipende fortemente dalle capacità di riparazione delle ferite che è individuale.

Le complicanze della blefaroplastica sono generalmente rare e solitamente suscettibili di un trattamento efficace che non pregiudica l'esito finale:

Difetti estetici:

Mancata o insufficiente correzione dei difetti

Occhio infossato: deriva da un'eccessiva asportazione di tessuto adiposo. Personalmente preferisco eseguire asportazioni limitate ed associare il rinforzo delle strutture di contenimento. In questo modo il rischio di occhio infossato è estremamente basso.

Occhio tondo (scleral show): è dovuto ad un'eccessiva resezione di cute in palpebre (inferiori) troppo lasse (senza tono). Si può correggere in maniera piuttosto semplice spostando in alto l'angolo esterno dell'occhio (cantopessi).

Occhio a mandorla: dovuto ad una cantopessi (sollevamento dell'angolo esterno dell'occhio) eccessiva. Ritengo che la cantopessi debba essere eseguita solo nei casi in cui la palpebra inferiore sia molto debole e lassa, e non sistematicamente, perchè considero prioritario preservare la corretta forma naturale dell'occhio.

Occhio aperto (lagoftalmo): è dovuto ad un'eccessiva asportazione di cute, a cicatrizzazioni eccessive fra i piani cutaneo e muscolare o a lesioni delle strutture di supporto (muscoli, setti). Può provocare problemi derivanti dalla secchezza oculare che ne consegue sino a vere e proprie lesioni della cornea. E' piuttosto infrequente e nella maggior parte dei casi è transitorio. Non va confuso con la difficoltà a chiudere completamente l'occhio che si verifica subito dopo l'intervento per effetto del gonfiore. Tale fenomeno si risolve spontaneamente in pochi giorni.

Difetti funzionali:

Occhio secco (xeroftalmo): spesso presente transitoriamente nei primi giorni (fino a 2-3 settimane) dall'intervento, si risolve spontaneamente e può essere mitigato con colliri (lacrime artificiali). Più raramente è persistente. E' più frequente nei pazienti affetti da sclerodermia, lupus eritematoso sistemico, granulomatosi di Wegener, pemfigoide oculare, sindrome di Stevens-Johnson, rosacea oculare, paralisi del 7° nervo cranico, artrite reumatoide o sindrome di Sjögren.

Lacrimazione incontrollata (epifora): si verifica raramente, a seguito di danno al sistema di raccolta e drenaggio delle lacrime, nell'angolo interno dell'occhio. Da non confondere col fenomeno transitorio che si verifica nei primi 4-5 giorni.

Strabismo: evento piuttosto raro. Deriva dalla lesione dei muscoli che muovono l'occhio, è relativamente più frequente dopo blefaroplastica inferiore. Non va confuso con la difficoltà di visione o la visione doppia che si può verificare a seguito dell'applicazione, dopo l'intervento, delle spugne compressive.

Lesioni corneali: possono verificarsi durante l'intervento o in seguito per problemi di chiusura palpebrale. Sono eventi poco frequenti e generalmente completamente risolvibili.

Emorragie, ecchimosi: generalmente si limitano a piccoli sanguinamenti o piccole ecchimosi a risoluzione spontanea. In qualche raro caso possono richiedere una riapertura della cicatrice.

Infezioni: si verificano molto raramente e soprattutto in pazienti diabetici o con alterazioni del sistema immunitario; generalmente rispondono bene al trattamento antibiotico.

Perdita della vista: è un evento rarissimo (0,0045%) che consegue ad un'emorragia che si verifica nel grasso al di dietro del bulbo oculare comprimendo l'arteria retinica. Con interventi tempestivi di decompressione si può riuscire a salvare la vista.

Entropion (ribaltamento verso l'interno delle ciglia): relativamente più frequente dopo blefaroplastica inferiore con acceso transcongiuntivale. Spesso comunque transitorio. In caso di lesione permanente occorre agire con una correzione chirurgica.

Ectropion (ribaltamento all'esterno delle ciglia e del margine della palpebra): evento non frequente, più tipicamente correlato alla blefaroplastica inferiore con accesso subciliare. Spesso richiede un trattamento chirurgico, ma in molti casi può essere migliorato con piccoli massaggi locali.

Riapertura della ferita: si può verificare soprattutto nella porzione laterale. Molto rara se si applicano piccoli cerotti (Steri-strip) di protezione.

È ovviamente difficile dare un'idea precisa dei costi connessi a questo tipo d'intervento. Tuttavia se ne possono schematizzare le componenti, in modo da farne comprendere l'entità. Essenzialmente occorre contemplare:

costo di operatoria: varia a seconda della struttura e della durata dell'intervento.

costo dell'équipe chirurgica (operatore, assistenti, anestesista): dipende essenzialmente dalla durata e, soprattutto, della complessità dell'intervento e, quindi, non è possibile determinarlo se non caso per caso.

costi successivi all'intervento: nella valutazione comparativa dei preventivi di spesa occorre considerare se le medicazioni ed i controlli successivi all'intervento siano compresi o meno nel prezzo. Questo può incidere anche in maniera significativa sui costi. Altrettanto occorrerà valutare se eventuali ritocchi che si rendessero necessari per perfezionare il risultato siano da considerarsi a carico della paziente o se, al contrario, siano già contemplati in toto o in parte nel preventivo per l'intervento.

Generalmente effettuo preventivi omnicomprensivi, se non diversamente specificato.

   

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24/06/13
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